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officina     workshop of landscape

 

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Palazzina S.Barbara 

Il paesaggio urbano in cui s’inserisce l’intervento, pieno centro storico, si può inquadrare nella centralissima P.zza S.Barbara, esattamente nella palazzata alle spalle del Monumento ai Caduti delle guerre Mondiali, fronte che determina il piede dell’Acropoli e fronteggia la strada, oggi via Provvidenza Virgillito Bonaccorsi, già via delle Consolazione, che passando dall’unica porta medievale rimasta delle vecchie mura della città arroccata, conduce alla sommità della collina, dove sorgono i diversi monumenti storici della vecchia Paternò: dal Castello alla Matrice, alle varie chiese e conventi, nonché al Cimitero Monumentale. Di fronte il lotto che determina la palazzata già descritta si trova la chiesa di S.Barbara e il retro dell’ex Convento della SS. Annunziata dove si erge sull’angolata nord-ovest la loggetta delle Benedettine; nella stessa piazza hanno anche sede la chiesa  del Carmine e la chiesa di Gesù e Maria (detta anche del Pantheon) . Dalle chiese a valle, che lambiscono la vecchia via Francigena, oggi parte dell’ex strada statale 121, s’inizia ad estendere il centro storico sei-settecentesco che trova negli sventramenti ottocenteschi di via Vittorio Emanuele e via GiovanBattista Nicolosi le azioni propulsive per l’espansione ad est della città.  
Il manufatto che  occupa la testata del lotto a sud, determina il fronte su piazza S.Barbara, lo slargo di via Provvidenza Virgillito Bonaccorsi e il fronte ovest della via Moncada che costituisce l’edificato residuale della demolizione urbana degli anni ’60 -’70 che ha lasciato spazio al tornante costruito ai piedi del Castello che sfocia in piazza S. Barbara, dopo la strozzatura giunti nel retro del fabbricato del Carmine.

La palazzina in se è la sovrapposizione di costruito storico, mentre il piano terra, il mezzanino e il primo piano si rifanno chiaramente ad una costruzione settecentesca: le mensole che reggono i balconi, le cornici, il sistema di costruzione del cantonale nonché i disegni delle ringhiere, rimandano chiaramente al periodo sei-settecentesco. Non si esclude che i prospetti siano il frutto di un impaginato esterno di costruzioni più antiche, prassi consolidata e riscontrata in altri casi nelle costruzioni del centro storico a Paternò; le pietre di ammorsamento sui muri nord farebbero pensare alla prosecuzione del palazzo, mai portato a termine; e anche il corpo scala impaginato esternamente con le stesse aperture dei vani abitati, potrebbe confermare questa ipotesi. 

Lo stato di conservazione della “pelle” del manufatto  è in uno stato di evidente degrado. Diverse sono le cause, tra le prime il passaggio inesorabile del tempo sui materiali di finitura e degli agenti atmosferici che determinano in maniera diffusa: alterazioni cromatiche, distacchi, esfoliazioni, macchie, mancanze e patine biologiche, che contribuiscono anche al dilavamento dei giunti interni di malta creando fenomeni di fessurazione locale determinate da piccoli cedimenti nella texture delle murature portanti. Non meno importanti  sono i degradi  legati alle attività antropiche che trovano origine dalle varie necessità della vita contemporanea: dall’illuminazione pubblica, che ha utilizzato le superfici come supporto per le  montanti elettriche, a quelle legate al comfort ambientale interno, che ha determinato sui prospetti il passaggio degli impianti del metano o delle macchine esterne per il condizionamento della casa; tutte attività che hanno contribuito al decadimento non solo estetico dell’immobile ma anche tecnologico-prestazionale.

L’intervento di restauro dei prospetti mira a recuperare le finiture con l’obiettivo di ridare prestanza tecnologica agli elementi lapidei e alle superfici intonacate, elimiando tutte le patologie riscontrate e descritte nel rilievo dei degradi, ridefinendo così l’unità del “paesaggio urbano storicizzato” nella lettura completa e univoca dell’intero manufatto.

Pertanto i lavori di recupero prevedono l’eliminazione dove è possibile, senza arrecare ulteriore danno, di tutti gli agenti antropici che hanno nel tempo degradato la superficie, e per quanto riguarda la materia si prevedono due interventi fondamentali:

 

-    Per quanto riguarda le superifici lapidee è previsto il lavaggio con acqua a pressione nebulizzata/atomizzata e successiva pulizia a mano con spazzola di saggina e la ricostruzione degli elementi mancanti con idoneo materiale opportunatamente sagomato.

-    Per quanto riguarda gli intonaci è previsto la picchettatura dell’intonaco delle sole parti ammalorate, perché già staccate  dalla superficie della muratura portante o che versano in uno stato che non permette di apporre la finitura, dunque una picchettatura che considera porzioni d’intonaco e non la sua totalità; di conseguenza il ripristino dell’intonaco picchettato idoneo all’integrazione con il vecchio e compatibile con il supportare lo strato finale in cocciopesto, composto da una miscela  di calce idraulica naturale priva di sali idrosolubili, cotto siciliano macinato e sabbie laviche, tirato a fratazzo d’acciaio. 
A finire il recupero dei prospetti esterni è prevista la verniciatura delle ringhiere e di tutti gli elementi che compongono le finiture_protezioni dei relativi prospetti.

 

 

 

LOCATION ITALY - PATERNO'

 

DESIGNER

GIOVANNI PINAZZO

GIUSEPPE MIRENDA | OFFICINA21

 

PROJECT YEAR 2022

 

COMMITTENTE

DARIO DI PIETRO e condomini

 

COLLABORATORS

ORNELLA PALMISCIANO

 

IMPRESA 

BE CONCEPT s.r.l. di DI MATTEA MARIA

 

INTONACI

GUGLIELMINO GROUPS

 

PULIZIA PIETRA

CS COSTRUZIONE EDILE di CUNSOLO SALVATORE

 

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